Morta Lucia Mannucci, la voce femminile del Quartetto Cetra [VIDEO]

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E’ morta a Milano Lucia Mannucci, la celebre cantante del Quartetto Cetra nonché l’ultima superstite della vocal band che ha attraversato da assoluta protagonista oltre mezzo secolo di musica italiana.
La Mannucci si è serenamente spenta a 91 anni, due anni e mezzo dopo il marito e collega Virgilio Savona, con il quale aveva condiviso 55 anni di matrimonio e tutti i successi del Quartetto Cetra insieme a Tata Giacobetti (il primo a lasciarci nel 1988) e Felice Chiusano.
Lucia Mannucci è stata attiva fino all’ultimo se pensate che soltanto nel 2007, alla veneranda età di 87 anni, ha inciso un album insieme al marito dal titolo ‘Capricci’. Di lei ricorderemo lo stile da gran signora, l’innata simpatia che le aveva spalancato anche le porte della TV e del cinema, oltre alle ottime capacità vocali affinate dalla frequentazione in gioventù della severa scuola di canto ‘Arte del movimento’ di Carla Strauss.
Incalcolabile il numero di canzoni di successo che Lucia Mannucci ha cantato con il Quartetto Cetra, quasi tutte entrate a far parte del costume della società italiana: potremmo ricordare ‘Pietro Wughi il ciabattino’ (primo tentativo di boogie-woogie in Italia, da veri innovatori quali sono sempre stati), ‘Shangai Lil’, ‘Oggi ho visto un leon’, la leggendaria ‘Nella vecchia fattoria‘, l’altrettanto famosa ‘Aveva un bavero’, ‘Un bacio a mezzanotte’, ‘Che centrattacco!’, ‘Vieni vicino…dammi la mano’ e ‘L’orologio matto’, versione italiana di Rock Around the Clock di Bill Haley, con la quale sono diventati i pionieri del rock ‘n roll nel nostro Paese.
Lucia Mannucci e il Quartetto Cetra provarono addirittura un’incursione nella canzone impegnata con ‘Angela’, brano del 1971 dedicato ad Angela Davis, la nota e controversa leader comunista del movimento afroamericano statunitense, a quel tempo in carcere, ricevendo per questo un’anonima lettera contenente minacce. Qualche tempo dopo fu un certo John Lennon a scrivere una canzone dal titolo e dai contenuti analoghi…
Con Lucia Mannucci scompare probabilmente l’ultima grande diva del periodo ‘romantico’ dello spettacolo italiano, una delle più grandi professioniste che abbia mai attraversato la scena musicale, teatrale, televisiva e cinematografica dello Stivale.
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Mer 07/03/2012 da Rob Rensenbrink in Quartetto Cetra




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I pezzi dei Beatles erano disponibili anche prima. Questioni di soldi, ctneile e prodotto coinvolto e abilita’ nella trattativa. Ogni pezzo poteva essere acquistato. Sempre che i proprietari dei diritti editoriali o di master fossero d’accordo. Per la precisione era fuori discussione l’uso dei master (cioe’ incisioni con le voci dei Beatles, registrazioni ufficiali e non). Si potevano gia’ utilizzare previa autorizzazione delle cover esistenti o registrazioni eseguite apposta. C’e’ poi da distinguere se i brani sono Lennon McCartney o Harrison o i pezzi del solo Lennon. Sappiate che Imagine per un’ultima remora di Ono non e’ finito per milionate di euro su Telecom ”Ghandi”anni fa. Per quanto riguarda la discussione inutile su quanto un pezzo aiuti uno spot o meno, basti l’esempio di Here Comes the Sun di Harrison, grande pezzo ma lo spot rasenta a malapena il 6. Compitino ma niente piu’. Riguardo She’s a Rainbow su Sony, e’ stata una scelta di brano fin troppo perfetto. Sostituisce il copy. E questa e’ prassi all’estero. In Italia e’ invece prassi usare brani che addirittura negano nel testo il messaggio della campagna. Solo perche’ sono hit del momento. Alla Vanzina e Parenti. E questo e’ giusto perche’ non so se ve ne siete accorti ma in Italia agenzie e clienti e consumatori stanno riscrivendo rovesciandole le regole basi del marketing e della comunicazione. Forza Napoli. (ah per i seguaci dei saldi a 120 giorni, gli Stones pretendono il pagamento anticipato di meta’ del costo per l’uso dei loro brani su uno spot.)
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