Micol Martinez: intervista
Vi sono artiste che sanno raccontare con estrema fragilità, raffinatezza, sensibilità l’universo che le circonda. Basta un evento, un incontro, un fatto di vita quotidiana per aprire loro le porte dell’ispirazione. Micol Martinez è certamente tra queste. Estremamente affascinante, Micol è un’artista che lavora con la parola ed è in grado di trasferire al suo interno tutte le emozioni, i pensieri, le ideologie, le sensazioni che prova e nelle quali riusciamo ad indentificarci tutti. Ho ascoltato il suo debut album “Copenhagen” e ne sono rimasta folgorata. Del lavoro abbiamo già parlato in occasione della sua uscita. Di seguito invece la chiacchierata che ho fatto con Micol.
Come è nato l’album “Copenhagen”?
“Ci stavo lavorando da anni ma non avevo mai trovato la misura giusta, la dimensione perfetta. Diciamo che i pezzi sono il frutto di un anno di scrittura, tranne “Il cielo” che ho scritto anni fa. E’ stato fondamentale l’aiuto di Cesare (Basile, n.d.r.) soprattutto per la parte musicale.”
Cosa è contenuto in questo album? Quali emozioni?
“Io scrivo quando ho bisogno di farlo. Credo che sia fondamentale allenarsi nella scrittura sempre. Alcuni testi di questi brani sono il frutto di pagine e pagine di scrittura. In ognuno di loro c’è molto di me perchè nascono da esperienze, anche personali. I miei spunti arrivano sempre da quello che vivo o che sento”
Parliamo del titolo: è vero che non sei mai stata a Copenhagen? Come mai questa città?
“Il brano che porta questo titolo racconta di quanto sia distruttiva la paura. E’ un brano che narra dell’amore e della paura. Mi sono immaginata un’ambientazione in Nord Europa e poi, anche per questioni fonetiche, ho scelto Copenhagen. Mentre lavoravo al brano un mio amico era li qunidi avrà influito anche questo. Insomma, una serie di coincidenze. Però è vero: non ci sono mai stata!”
Sei attrice, dj, cantautrice, pittrice: come convivono queste diverse anime?
“In realtà sono identità che convivono tranquillamente anche se periodicamente, e per necessità, una emerge sull’altra. In questo periodo di promozione dell’album sono soprattutto cantautrice ma ti dirò che le altre mi mancano molto. Tendenzialmente si gestiscono autonomamente e spesso rientrano l’una nell’altra. Anche perchè la mia musica è soprattutto interpretazione. Io do una grande valore alla parola.”
Come nasce la tua passione per la musica?
“Sin da ragazzina sono cresciuta con i miei genitori che suonavano quindi da subito ho ascoltato Fabrizio De André, Ivano Fossati, Roberto Vecchioni. Forse anche per questo trovo fondamentale la “parola” in tutte le sue espressioni e in tutti i suoi significati. Crescendo poi mi sono accostata al punk e al dark. Quello che sto facendo oggi non ha punti di riferimento precisi ma di certo ha subito l’influenza di tutti questi ascolti”
Quale il brano più significativo dell’album per te?
“Sicuramente “Donna di fiori” perchè riassume i diversi momenti che hanno caratterizzato questi due anni di lavoro sull’album. E mi riferisco a me e al mio vissuto. In questo brano do sfogo a molte emozioni intime. Sai la cosa bella della musica qual è? Anche un’emozione o un evento brutto si trasforma in bellezza. E’ il potere della parola e della musica. Ed è la cosa che più mi affascina di questo lavoro”
In “Testamento Biologico” parli dell’eutanasia e lo fai con grande discrezione ed eleganza. A differenza di quanto ha fatto Povia a Sanremo che anche nel titolo ha voluto indicare il nome di Eluana. Cosa pensi di questo atteggiamento? Anche se questo è un mondo che non ti appartiene…
“Si in effetti hai ragione, è un mondo che non sto a guardare molto. Comunque credo che in molti si approfittino di temi di questo tipo tratti dall’attualità e portati in una canzone ma in modo spudorato. E’ sbagliato. Credo che si possa fare del bene affrontando temi importanti ma senza “usarli” per scopi commerciali. Io lo faccio e vado avanti per la mia strada”
Il fatto di non appartenere a questo mondo musicalmente più commerciale, è più una difficoltà o uno stimolo?
“Mmmmh al momento è ancora uno stimolo. Non trovo difficoltà in questo forse perchè è un mondo che non mi riguarda. Sono consapevole di non aver fatto un album che strizza l’occhio ma sono molto felice perchè la stampa lo ha apprezzato. Non ho molte aspettative ma sono felice del risultato. La mia ambizione più grande è il mio miglioramento continuo”
Hai in programma dei live?
“Si, partiremo dalla seconda metà di marzo anche se stiamo definendo le date. Comunque saranno concerti in club e ci muoveremo in quattro: io al piano e alla chitarra; Alberto Turra alle chitarre; Alessio Russo alla batteria e Alfredo Aliffi al basso”
E poi cosa succede?
“Sai che dopo un periodo di fermo è da un mese che ho cominciato a scrivere? E lo sto facendo in modo intenso. Avrei già pronto un nuovo album, ma so che devo aspettare. Ora serve concentrarsi su questo… (sorride, n.d.r.)”
Quindi… ci rincontreremo presto!


















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