Francesco Renga: intervista
Un grande orgoglio si legge negli occhi di Francesco Renga che ci racconta il suo progetto “Orchestraevoce” tradotto in un cd di certo emozionante uscito lo scorso 13 novembre. Accompagnato da un’orchestra di 60 elementi, più uno rappresentato dalla sua voce, Renga ha reinterpretato 12 successi degli anni ‘60. Un progetto importante che gli apre le porte del mercato internazionale.
Il primo esperimento con le cover degli anni 60 lo hai fatto nel 1999 con “Pugni chiusi”. Ne è passato del tempo da allora…
“Si, è vero. In questi vent’anni ho cercato di raccontarmi attraverso la musica ma da 4-5 anni ho sentito l’esigenza e il desiderio di mettere la mia voce al centro. Credo che il canto, e la voce, siano la migliore forma espressiva nonchè la mia dote migliore. Sono diventato cantautore per necessità più che per virtù ma lo trovo un lavoro faticoso per me. Mi interessava un progetto da interprete, che mi consentisse di non costringere la mia voce a un mio testo. Volevo che fosse lei sola libera di raccontare ciò che sono veramente”
Come nasce la scelta di questi brani?
“Sono semplicemente le canzoni che per prime mi hanno dato l’illuminazione. Le ascoltavo quando avevo tra i 6 e i 9 anni in macchina o a casa con mia madre. Sono state il mio approccio con la musica. E poi volevo mettere mano a un progetto che mi consentisse di tastare il mercato internazionale dove c’è un pubblico che non mi conosce con il mio passato e non ha alcun preconcetto su di me”
Un progetto coraggioso, però….
“Si lo è molto. Non ho volutamente fatto una scelta di brani famosi nel mondo ma ho proprio valutato le canzoni per me importanti. E’ stato un lavoro molto soggettivo e per questo rischioso però ci credo molto. Vorrei portare nel mondo l’immagina più bella dell’Italia: quella di quegli anni. Con questo disco racconto un altro paese, un tempo diverso. Entrambi migliori secondo me. Erano tempi in cui l’Italia con il suo canto e la sua musica era considerata un modello di bellezza nel mondo. E’ un progetto romantico…”
Ci sono canzoni rimaste fuori che avresti voluto inserire?
“Si ce ne sono. Mi spiace, per esempio, che non ci siano brani di Luigi Tenco, Bruno Lauzi o Sergio Endrigo. Però non si poteva fare tutto…e poi…lasciamo spazio ad un volume 2″ (ride, n.d.r.)
Come è stato lavorare con un’orchestra?
“Fantastico. E’ stata una grande sorpresa per me ma anche una grande soddisfazione mia e del maestro Celso Valli che mi ha detto di aver atteso per 40 anni di poter partecipare a un progetto del genere. Lui ha fatto un lavoro straordinario, in fase di mixaggio ha ricreato suoni unici. Pensa che io non riuscivo ad immaginarmi i brani suonati dall’orchestra e quindi lui mi faceva esempi riportandomi a delle immagini. E’ stato veramente un lavoro fantastico. Poi il massimo lo ha raggiunto durante il concerto di presentazione a Madrid lo scorso 14 novembre. Per la prima volta ho avuto la percezione di quanto avevamo fatto. E’ stato meraviglioso sentire la presenza di 60 elementi dell’orchestra con i loro suoni, i respiri, i movimenti. La cosa più difficile è stato trattenere l’energia e dominarla”
Quale sarà il prossimo passo?
“Per i prossimi due anni lavorerò con intensità sul mercato estero. Ma spero anche di poter realizzare un tour di una dozzina di date perchè questo è un lavoro che funziona molto più dal vivo. Me ne sono accorto io stesso a Madrid vedendo anche la gente che ci ha lavorato con me, mia moglie, il pubblico. Erano strabiliati…emozionati. Si…va ascoltato dal vivo”
L’estero… ci credi cosi tanto?
“Ci credo moltissimo. In Italia questo progetto farà molta più fatica a decollare. I miei fan di sempre probabilmente non lo capiranno perchè comunque mi conoscono con tutto il mio passato musicale. All’estero invece, come ti dicevo, non ci sono preconcetti su di me. Lo capiranno di più. Da parte mia mi impegnerò con un grande lavoro di promozione che possa portarmi anche a aprirmi una strada per il futuro. Presto potrei fare qualche canzone in spagnolo”
A inizio 2010 uscirà invece il tuo album di inediti, quanto sarà influenzato da questo lavoro?
“Tantissimo per la verità. “Orchestraevoce” è stato un’evoluzione importante e una crescita soprattutto a livello vocale. Io per 20 anni non ho mai smesso di esercitare la mia voce perchè ho capito che era il mio talento. Ti confesso che ho provato a imparare a suonare la chitarra o il piano ma non ci sono riuscito. La voce è invece una dote espressiva che mi rappresenta. E’ stato un percorso che inevitabilmente d’ora in poi influenzerà tutto”.
Ovviamente nessuna anticipazione sul prossimo album. Ora le energie sono concentrate su “Orchestraevoce”.
Vi do un consiglio, che siate o meno fan di Francesco Renga ascoltate questo lavoro perchè è emozione pura. Qui non c’è il Renga che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Quindi, senza preconcetti, come se foste vissuti all’estero da sempre, ascoltatelo…e non vi deluderà.




















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