Discografia di Vasco Rossi: gli album più belli

In mezzo a 25 album pubblicati (di cui 17 in studio e ben 7 live), è difficile scegliere il meglio. Vasco Rossi è in giro dal 1977, si tratta di ben più di trent’anni di carriera, tra l’altro davanti a un pubblico di fedelissimi che lo considera l’incarnazione del rock in Italia (con buona pace di Ligabue, arrivato più tardi). Cercando di dare un po’ d’ordine a questa discografia, partiamo dall’inizio. “Non siamo mica gli americani” (1979) è imprescindibile, fosse solo perché contiene “Albachiara”, brano conclusivo di molti dei concerti di Vasco e tra i più famosi e iconici del rocker.

Saltiamo al 1981, anno di “Siamo solo noi”, considerato uno dei lavori migliori di Vasco e il primo che gli regala il successo commerciale e la popolarità. Contiene il singolo omonimo, diventato inno generazionale e tutt’ora attuale. Al suo interno c’è anche “Valium”, quella con le gocce che diventano da 10 a 100, passando per 20. In fondo voleva solo dormire.

Nel 1983 esce “Bollicine”. Oltre alla title-track, ironico riferimento all’uso della cocaina filtrato attraverso la Coca-cola, l’album contiene il suo successo sanremese “Voglio una vita… spericolata”. Il disco viene trascinato dall’esibizione del cantante al Festival. Mentre dovrebbe cantare l’ultimo ritornello, Vasco abbandona il palco, mentre il playback prosegue a raccontare del Roxy Bar. D’altro canto si tratta del preludio a un periodo di eccessi, non gli si poteva chiedere troppo.

“C’è chi dice no” esce nel 1987. Al suo interno, continua la polemica col giornalista Nantas Salvalaggio, colpevole di aver criticato Vasco anni prima in seguito a un’esibizione a Domenica In (lo aveva definito “ebete, cattivo e drogato”). Il tutto succede all’interno della canzone “Blasco Rossi”. Chi, se non un cantautore che rimane per dodici settimane al primo posto della classifica degli album più venduti, può permettersi una traccia a suo nome?

Il 1993 è l’anno dell’album “Gli spari sopra”. La canzone che dà il titolo all’LP è una cover di “Celebrate” dei dublinesi “An Emotional Fish”. Ormai arrivato a una popolarità ampissima, Vasco si può permettere anche di criticare e fare da moralizzatore. La canzone “Delusa” è dedicata alle ragazze della trasmissione Non è la Rai, a suo dire troppo provocanti e guidate da genitori affamati di fama. Boncompagni non si scompone e ne approfitta per replicare con “Affatto deluse”.

Vasco cresce e si affranca parzialmente dagli anni degli eccessi. Esce, nel 1998, “Canzoni per me”, album in parte più ombroso e più introspettivo. Il primo singolo estratto, “Io no”, vince il Festivalbar del 1998. Dall’album, tra gli altri, viene estratto anche “Rewind”, canzone molto energetica in cui Vasco inneggia alla funzione rewind in maniera godereccia. “Canzoni per me” vince la Targa Tenco come migliore album dell’anno”.

Il nuovo millennio per Vasco è all’insegna dei megatour. Concerti che diventano veri e propri eventi musicali per l’affluenza di pubblico impressionante. Nel 2005 esce “Buoni o cattivi Live Anthology 04.05″, in seguito al “Buoni o Cattivi tour”. L’album contiene 32 canzoni: da “Fegato spappolato” a “Siamo soli”, è un’ottima occasione per farsi una cultura su Vasco, quello degli ultimi anni con tutto il passato che si porta dietro, visto che gli ultimi lavori, anche a detta dei fan, non sono all’altezza dei loro predecessori.
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Dom 10/04/2011 da Raimondo Pugioni







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